mercoledì 21 luglio 2010

Le ragioni del cuore

Il cuore ha le sue ragioni per farci agire con impulsi, emozioni, pensieri...
La scrittura può comunicare i nostri pensieri più profondi a patto che chi scrive abbia sufficiente potere da comunicare il suo stato al lettore e il lettore sufficiente maturità spirituale per comprendere. Quello che nessuno ci potrà mai dire è la vera ragione che sta dietro al perchè sentiamo il bisogno di comunicare dei contenuti...
Mi sono sempre sentito lontano da molti pomposi filosofi seppur ne apprezzi la loro genuina volontà nel migliorare (a loro modo di vedere) il mondo con i loro ragionamenti. Dietro la eccessiva voglia di speculare e filosofeggiare (le classiche seghe mentali) vedo molto "Ego" e una necessità latente (magari anche solo a livello subconscio) di ricevere conferme per un insicurezza di base che ognuno di noi più o meno ha (ovviamente è escluso dal ragionamento la comunicazione per fini di lucro a mo di best-seller che la società attuale alimenta non poco).
Ho sempre provato a scrivere anche solo parte dei pensieri che mi venivano in mente... li sul momento erano tutti interessantissimi e mi sembravano tutti un prodigio di acume ed intelligenza... li lasciavo un po a giacere nel dimenticatoio conscio del fatto che nessuno può inventare nulla se non modi diversi per dire gli stessi concetti archetipici primordiali... effettivamente poi quando riprendevo in mano i miei pensieri ero preso in parte da una nostalgia del passato e di come potevo essere ingenuamente soddisfatto di un pensiero che dopo un po di maturazione sembrava niente più che una banalità come un altra... è un atteggiamento pericoloso che può portare a banalizzare la vita per questo ho sempre evitato di impegnarmi a diventare un elucubratore/sofista di best seller... parallelamente bisogna pensare che nella vita non si può prendersi mai troppo sul serio e ho capito che non giova avere un atteggiamento difensivo, c'è tanta bellezza e romanticismo in una persona che vuole con tutta se stessa arrivare ad affermarsi in qualcosa, così come nella persona che medita ore e ore senza pubblicamente avere nessun riconoscimento... siamo tutti un po come burattini nelle mani di un flusso più grande che credono in parte di avere libero arbitrio, ma se una persona si proietta con un altra sintassi e un altra visione del mondo potrebbe vedere persone messe su binari ben precisi...

Bisognerebbe apprendere di più dalle antiche saggezze sciamaniche e tribali, come quella polinesiana ad esempio e la sua filosofia dell' "aita pea pea". Siamo in qualcosa di più grande di noi, quindi rilassiamoci e guardiamo con gli occhi di un bambino quante meraviglie questo mondo ci può donare...




vorrei concludere copiandovi l'inizio di quello che avrebbe dovuto essere un mio libro... sperando che possa emozionare o dare spunti di riflessione a qualcuno:


Capitolo 1
All'ombra di un cipresso


Fuori pioveva. L'incessante e lento ticchettio delle gocce scandiva le ore passate a pensare osservando gli alberi fuori dalla finestra. Il temporale primaverile stava scatenando tutta la sua furia, scuotendo le chiome di quegli esili cipressi che costeggiavano il lungo viale della casa.
Il doccio ormai colmo d'acqua, traboccava ritmicamente sul tettino di metallo vicino alla finestra, producendo un ticchettio via via più rapido a seconda dell'intensità del temporale.
« É proprio curioso! » - pensò Alberto – sembra che la pioggia abbia il potere di scandire il tempo, più questa infuria più il tempo scorre in fretta. Forse dovrei benedire la voce della tempesta, è confortante, sembra quasi che giustifichi tutto il tempo sprecato davanti questa stupida finestra.
Però come è bello osservare da qui, la natura là fuori ha una grazia e un eleganza innata. Anche se gli elementi si scatenano, guarda come si flettono nel vento quelle chiome, tutte così simili, eppure tutte così diverse.
Non è così che deve andare! - esclamò ad alta voce in un esplosione di energia, si accorse di essersi alzato istantaneamente dalla poltrona, poi, come imbarazzato, tornò a sedersi continuando a riflettere – La fuori tutto è sempre in movimento, gli animali, le piante, tutti cercano di stringere i denti per vedere anche solo l'alba successiva. Forse la natura non è così graziosa come la si dipinge, quando la sua vera forza viene allo scoperto non c'è niente di più tremendo e devastante.
Parlo bene io, sono al riparo in un'antica e solida casa colonica in una terra meravigliosa a cui gli elementi non vogliono fare mai del male, tutt'al più un acquazzone più intenso o una brinata ghiacciata d'inverno. Perchè sono qui dentro? Dovrei essere fuori con gli altri animali a guadagnarmi l'alba di domani, neanche posso dire che questa casa mi appartenga davvero. Fu il mio bisnonno che la costruì con le sue mani, col sudore della sua fronte, con la saggezza e la formidabile arte popolare. Altri tempi quelli, nessun architetto o ingegnere nessuno individuo specializzato in settori astrusi della scienza, solo molte tradizioni, superstizioni, espedienti di circostanza e un altro ingrediente che mi sfugge. Ah si ecco l'ingrediente segreto, un incessante motivazione e un incrollabile volontà di crearsi anche solo un piccolo spazio in questo ingrato mondo.
Eh si quale gioia migliore di coltivare il proprio orto e tornare nella propria casa la sera con le membra stanche, ma con la mente ancora schietta come al mattino. Un momento questo stile di vita è fin troppo facile, un uomo intellettualmente evoluto non può accontentarsi di fare la vita tipica di un cavallo da soma. Io uomo del mio tempo non potrei mai avere la coscienza pulita facendo una vita simile, ogni giorno senza dover usare il cervello. Comincio a pensare che questa continua esigenza di dover usare il cervello per procurarsi da vivere sia una droga e la mia istruzione lo spacciatore che mi ha indicato la via della rovina.
La pioggia andava diminuendo e il sordo ticchettio metallico che lo aveva indotto nel vortice di pensieri stava rallentando poco a poco. Ancora tre minuti, poi il silenzio.
Oddio, silenzio, poteva forse essere chiamato silenzio il rumore degli uccellini che avevano ripreso a cinguettare, il vento che continuava a far frusciare le chiome degli alberi ...

Aita pea pea,
Joe.

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