lunedì 27 dicembre 2010

Come sviluppare il ricordo dei sogni - SogniLucidi.it

Come sviluppare il ricordo dei sogni - SogniLucidi.it

Nelle dimensioni dell'amigdala la complessità della vita sociale

Secondo gli autori la correlazione è peculiare: non esiste una simile relazione tra altre strutture subcorticali e la vita sociale umana e il volume dell'amigdala non è correlato ad altre variabili tipiche della vita sociale degli esseri umani

Anche nell'essere umano l'amigdala è fondamentale per sviluppare una ricca e varia vita sociale: è questo il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience che confermerebbe precedenti ricerche su altre specie di primati che hanno avuto come oggetto le dimensioni e la complessità dei gruppi sociali.

"Sappiamo che i primati che vivono in ampi gruppi sociali hanno una amigdala di grandi dimensioni anche una volta normalizzati i dati rispetto alle dimensioni del cervello e a quelle del corpo", ha commentato Lisa Feldman Barrett, psichiatra del Massachusetts General Hospital (MGH) che ha guidato lo studio. "In modo analogo se si considera l'essere umano, il volume di questa regione cerebrale risulta direttamente proporzionale alle dimensioni e alla complessità delle reti sociali stabilite nell'età adulta".

Si tratta di una circostanza peculiare, dal momento che gli stessi studiosi hanno mostrato come non esista evidenza di una simile relazione tra altre strutture subcorticali e le caratteristiche della vita sociale umana. D'altro canto, il volume dell'amigdala non è correlato ad altre variabili tipiche della vita sociale degli esseri umani.

"La correlazione, inoltre, sembra valere sia per i giovani sia per gli adulti e senza evidenti differenze tra uomini e donne" ha sottolineato Bradford C. Dickerson, ricercatore del dipartimento di neurologia del Martinos Center for Biomedical Research.

i ricercatori sono giunti al risultato analizzando le risposte a un questionario circa il numero dei rapporti sociali stabili di 58 volontari di entrambi i sessi e di età compresa tra 19 e 83 anni e mettendole a confronto con le scansioni effettuate mediante risonanza magnetica che hanno fornito indicazioni circa le dimensioni delle diverse strutture cerebrali, tra cui il volume dell'amigdala.

Il risultato in definitiva sarebbe coerente con la cosiddetta ipotesi del cervello sociale, secondo cui l'amigdala si sarebbe evoluta parallelamente alla complessità della vita sociale, che raggiunge il punto massimo tra i primati.

Altre ricerche, infine, stanno cercando di chiarire il ruolo di anomalie in questa regione cerebrale in diversi deficit neurologici e psichiatrici. (fc)


Fonte ed approfondimento inglese: qui
Fonte: qui

giovedì 23 dicembre 2010

Lampi di luce sul cervello

Grazie a una tecnica chiamata optogenetica, i ricercatori stanno studiando il sistema nervoso con un dettaglio senza precedenti. Le loro scoperte potrebbero portare a terapie psichiatriche migliori. Di Karl Deisseroth

I neuroscienziati si scontrano da tempo con l’incapacità di studiare il funzionamento del cervello in modo abbastanza dettagliato. Una soluzione è emersa, a sorpresa, dalla ricerca genetica su microrganismi che sopravvivono grazie a proteine sensibili alla luce, le «opsine».
Inserendo i geni delle opsine nelle cellule del cervello, gli scienziati usano lampi di luce per innescare a comando l’attività di neuroni specifici. Questa tecnologia, detta optogenetica, permette di eseguire esperimenti molto precisi, studiando singoli tipi cellulari nel cervello di animali che si muovono liberamente, cosa impossibile con gli elettrodi e altri metodi tradizionali.
Anche se è ancora agli inizi, l’optogenetica sta già dando interessanti nuove informazioni sulle basi neurobiologiche di alcune patologie mentali.

(23 dicembre 2010)
Fonte: Le Scienze

lunedì 22 novembre 2010

Applicazioni web e SaaS, considerazioni. [Report]

web trend maps

lunedì 15 novembre 2010

Lettera scritta nel 1854 dal capo pellerossa Seattle all'allora presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce

Riporto un riassunto pubblicato sulla rivista "Qui Touring" - ottobre 1998.
Il testo completo si puo' trovare sul volume "greenpeace" edizioni Gruppo Abele, 1985



Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra.

Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Noi non siamo proprietari della freschezza dell'aria o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta la memoria dell'uomo rosso.
I morti dell'uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita, quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli.
Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore dei corpi dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
L'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che la terra è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. II mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli e saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.
Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche i vostri e che dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello.

L 'uomo rosso si è sempre ritirato davanti all 'avanzata dell'uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro. Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce i nostri pensieri.
Una porzione della terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che vive nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serva. La terra non è suo fratello, ma suo nemico, e quando l'ha conquistata egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di Iui e non se ne cura.
Egli strappa la terra ai suoi figli e non se ne cura.
Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati.
Egli tratta sua madre, la terra e suo padre, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute come fossero pecore o perline colorate.
Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c'è posto quieto nella città dell'uomo bianco. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco.
L 'uomo bianco non sembra accorgersi dell'aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l'aria è preziosa per noi e che l'aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita.
Ho visto migliaia di bisonti che marcivano nella prateria, lasciati Iì dall'uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. lo sono un selvaggio e non posso capire. Noi uccidiamo solo per sopravvivere. Qualunque cosa capiti agli animali presto capita all'uomo. Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l'uomo a tessere la "tela della vita " egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.

Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. l figli hanno visto i padri umiliati nella sconfitta. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l'uomo bianco non può sfuggire al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopotutto. Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che forse l'uomo bianco un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa anche per Lui. Così se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l'abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra come essa era quando l'avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità, e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli e amatela come Dio ci ama tutti.

venerdì 12 novembre 2010

La mente che vaga rende infelici

Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo. Uno studio sembra dar loro ragione
Le persone passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo, e questo vagare della mente le rende insoddisfatte. E' quanto afferma uno studio condotto da due psicologi della Harvard University, pubblicato su Science.



"La mente umana è vagabonda e una mente vagabonda è infelice", affermano Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert.

A differenza degli altri animali, gli esseri umani passano molto tempo a pensare a che cosa non va attorno a loro, riflettendo sugli eventi avvenuti in passato e su quelli che potrebbero avvenire in futuro, o potrebbero non verificarsi mai. Tanto che quella di lasciar vagare la mente sembrerebbe la modalità di default del cervello.

Per cercare di tracciare questo comportamento, i ricercatori hanno sviluppato un'applicazione per iPhone che contattava a intervalli casuali 2250 volontari chiedendo quanto si sentivano felici in quel momento, che cosa stavano facendo e se stavano pensando alla loro attività, a qualcosa di piacevole, di spiacevole o di emotivamente neutro.

I soggetti potevano scegliere fra 22 attività di carattere generale, come camminare, mangiare, fare acquisti, guardare la televisione ecc. In media, gli interrogati riferivano che la loro mente stava vagando il 46,9 per cento delle volte, senza mai scendere sotto il 30 per cento, con la sola eccezione di quando come attività indicavano "fare l'amore".

"Il vagare della mente si verifica durante tutte le attività. E questo studio mostra che la nostra vita è pervasa, in misura davvero notevole, dal 'non-presente' ", dice Killingsworth.

La ricerca ha inoltre rilevato che le persone erano più felici quando facevano l'amore, facevano esercizio fisico o stavano conversando, mentre erano maggiormente insoddisfatte quando riposavano, durante il lavoro, e quando usavano il computer di casa.

"Il vagare della mente è un eccellente predittore della felicità delle persone. Di fatto, la frequenza con cui la nostra mente abbandona il qui e ora tende a essere predittivo dello stato di felicità più dell'attività in cui si è impegnati."

Secondo i ricercatori, solo il 4,6 per cento della felicità di una persona in un certo istante era attribuibile alla specifica attività che stava eseguendo, mentre lo stato di vagabondaggio o meno della mente dava conto del 10,8 per cento.

L'analisi temporale condotta dai ricercatori ha inoltre loro fatto ipotizzare che il vagare della mente era in generale la causa e non la conseguenza dello stato di insoddisfazione.

"Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo, e insegnano a resistere al vagabondare della mente per essere 'qui e ora'. Queste tradizioni suggeriscono che una mente che vaga sia una mente infelice. E il nostro risultato semra confermarlo", commentano Killingsworth e Gilbert. (gg)

Fonte: LeScienze
(12 novembre 2010)

mercoledì 10 novembre 2010

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede: "     E’ una strana sensazione liberarsi di ogni bene concreto e materiale e fluidificarlo nell’energia più “instabile” del denaro, poco o ta..."

sabato 16 ottobre 2010

Giochi per allenare il cervello

Giochi per allenare il cervello

giovedì 14 ottobre 2010

Ricerca psicologica, i geni "altruisti" attraggono i partner

C'è una evidenza genetica che i comportamenti altruistici e disinteressati possono essersi evoluti perchè sono una delle qualità che i nostri antenati cercavano nei/lle loro compagni/compagne.
Questa è la scoperta del dottor Tim Phillips e dei suoi colleghi dell università di Nottingham e dell'istituto di psichiatria King's College di Londra, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Journal of Psychology.

Lo studio ha indagato se i comportamenti altruistici si siano evoluti come risultato della selezione sessuale della specie. Il questionario ha coinvolto 70 coppie di gemelle femmine identiche e 87 gemelle non identiche, sulla valutazione dei loro livelli di altruismo (esempio soldi devoluti in beneficienza etc...) e quanto trovino questo desiderabile nei loro potenziali partner (esempio una volta tuffati in un fiume, salvare qualcuno da annegamento...).

Analisi statistiche dei loro responsi hanno rivelato che i geni influenzano variazioni nelle preferenze di entrambi i soggetti sia verso un partner sia verso il loro comportamento altruistico. Un indicazione questa che evidenzia come funzioni la selezione sessuale.

Di interessante c'è che esiste una correlazione genetica tra le due cose. Questo suggerisce che, nel nostro passato evolutivo, individui nella preferenza tra un partner più forte o più altruistico, hanno optato più frequentemente per un comportamento altruistico.

Tim spiega: "Questi risultati sono consistenti con un legame tra l'altruismo umano e la selezione sessuale della specie e pone nuova luce sul puzzle sul comportamento altruistico e disinteressato (il che pare ad una prima occhiata contrastare con la teoria evolutiva)."

"L'espansione del cervello umano potrebbe aver aumentato le difficoltà di crescere figli, così può essere stato importante per i nostri antenati scegliere partner propendenti ad un comportamento da buon genitore." C'è ancora molta strada da fare per capire bene questi aspetti evolutivi...

Fonte: ScienceDaily (Oct. 13, 2010)

Sesso, soldi... Una specifica area cerebrale per ogni piacere

Un team di ricercatori gestiti da Jean-Claude Dreher del Centro di Neuroscienze Cognitive di Lyon (Cognitive Neuroscience Center, CNRS/Université Claude Bernard Lyon 1) ha scoperto la prima evidenza che la corteccia orbitofrontale (situata della parte ventrale anteriore del cervello) dispone di regioni distinte che rispondono a stimoli come soldi (ricompensa di tipo secondario) e immagini sessuali (ricompensa di tipo primario).
Questa scoperta, pubblicata in "The Journal of Neuroscience", apre nuove prospettive nella comprensione di certe patologie, come l'assuefazione da gioco d'azzardo e, lo studio delle reti neurali coinvolto nella motivazione e apprendimento.
Nelle nostre vite di ogni giorno, spesso incontriamo vari tipi di "ricompense": da una banconota, a una barretta di cioccolato, un bicchiere di buon vino... Inoltre spesso siamo costretti a scegliere tra queste ricompense, o scambiare l'una con l'altra.
Per fare questo dobbiamo essere in grado di comparare il loro relativo valore su una singola scala consistente, il che suggerisce che tutti i tipi di ricompensa siano assimilabili e riconducibili alle stesse aree cerebrali. Allo stesso tempo è possibile che, a causa delle caratteristiche individuali, ricompense differenti possano attivare aree cerebrali distinte. In particolare, ci potrebbe essere una dissociazione tra le gratificazioni/ricompense cosiddette "primarie" (cibo, sesso, che insomma soddisfano necessità primarie innate) e "secondarie" (soldi, potere, che non sono essenziali per la sopravvivenza e il cui valore è dato dall'associazione con le gratificazioni primarie).

Per verificare queste ipotesi, Jean-Claude Dreher e Guillaume Sescousse del centro di neuroscienze cognitive di Lyon, hanno condotto un esperimento originale in forma di gioco, che aveva l'obiettivo di ricompensare 18 volontari con soldi o immagini erotiche, mentre veniva monitorata la loro attività cerebrale usando uno scanner FMRI (functional magnetic resonance imaging).

L' esperimento ha mostrato che le ricompense erano intrinsecamente valutate in regioni cerebrali parzialmente condivise (ventral striatum, insula, mesencephalon and anterior cingulate cortex).
I ricercatori hanno anche confermato che c'è una dissociazione tra ricompense primarie e secondarie nella corteccia orbitofrontale. Le regioni posteriori (le più primitive) sono stimolate specificatamente da immagini erotiche (ricompense primarie) mentre le regioni anteriori (le più recenti nell'uomo) sono attivate da ricompense monetarie (secondarie). Più astratta e complessa è la ricompensa, più che la sua rappresentazione stimola le regioni anteriori della corteccia orbitofrontale.

Questi risultati forniscono la prima evidenza della dissociazione nel cervello tra i due tipi di ricompensa, suggerendo l'esistenza di regioni distinte corrispondenti a differenti gratificazioni. La ricerca di Dreher e Sescousse può condurre a una migliore comprensione di certi disturbi psichiatrici come la febbre da gioco d'azzardo.

Fonte: ScienceDaily (Oct. 13, 2010)

mercoledì 13 ottobre 2010

Discorso tipico dello schiavo



venerdì 1 ottobre 2010

Una sincera autoconsapevolezza...

"L'avvenire è del popolo che, a poco a poco o in un sol colpo, conquisterà il potere qui e su tutta la terra. Il peggio è che deve civilizzarsi, e questo non può realizzarsi prima, ma dopo averlo preso. Si civilizzerà solo imparando dai propri errori, che saranno anche gravi, e costeranno molte vite innocenti. O forse no, forse non saranno innocenti perch avranno commesso l'enorme peccato contro natura di non avere capacità di adattamento. Tutti loro, tutti i disadattati, anche lei ed io, per esempio, moriranno maledicendo il potere che hanno contribuito a creare con il proprio sacrificio, a volte immenso. E' che la rivoluzione, con la sua forma impersonale, prenderà la loro vita e persino ne utilizzerà la memoria che resterà come esempio e strumento di dottrina per i giovani che verranno. Il mio peccato è ancora più grande, perchè io, più accorto o con maggiore esperienza, la chiami come preerisce, morirò sapendo che il mio sacrificio obbedisce soltanto ad un'ostinazione simbolo della civiltà putrefatta che si sta sgretolando, e ce per lo stesso motivo, senza che per questo ne venga modificato il corso della storia, e neppure l'impressione che si è fatto di me, lei morirà con il pugno chiuso e la mascella serrata, in una perfetta rappresentazione dell'odio e della lotta, perchè non è un simbolo, lei è parte integrante della società che sta crollando: lo spirito del branco parla atraverso la sua bocca e si muove nei suoi gesti; lei è acuto quanto me, però ignora quanto sia utile l'apporto che da alla stessa società che lo sacrifica."

sabato 18 settembre 2010

lindalov: Recensioni: Diario di una ninfomane

lindalov: Recensioni: Diario di una ninfomane: "Voglio decisamente indietro i miei 14 euro. Conoscevo il titolo, lo scandalo e il polverone sollevatosi intorno a questo libricino senza m..."

giovedì 16 settembre 2010

Come varia la percezione delle emozioni da una cultura all'altra

Abituati la fatto che voce e viso siano in corrispondenza emotiva, gli occidentali sono spiazzati di fronte a persone di altre culture in cui ciò non avviene
L'espressione delle emozioni è fortemente condizionata dalla cultura in cui si vive e questo può indurre equivoci nei rapporti fra persone di paesi differenti: come e perché lo spiega una ricerca condotta da un gruppo di psicologi giapponesi e dei Paessi Bassi che pubblicano un articolo sulla rivista Psychological Science.

"Dato che gli esseri umani sono animali sociali, è per essi importante comprendere lo stato emotivo delle altre persone così da mantenere un buon rapporto", dice Akihiro Tanaka del Waseda Institute for Advanced Study in Giappone, uno degli autori dello studio. "Quando una persona sorride, probabilmente è contenta, e quando piange è triste."

La maggior parte delle ricerche sulla comprensione dello stato emotivo degli altri è stato condotto sulle sole espressioni facciali; Tanaka e colleghi hanno invece studiato il modo in cui le espressioni facciali e l'intonazione della voce si combinano per esprimere lo stato emotivo di qualcuno.

Nello studio i ricercatori hanno prodotto un video con attori che dicevano una frase di significato neutro - "E' così?" - con due intonazioni differenti, felice e arrabbiata. Il video, prodotto in giapponese e in olandese, aveva due versioni, con gli attori che pronunciavano la frase in tono arrabiato ma faccia felice e con faccia arrabbiata ma tono allegro. A una serie di volontari, giapponesi e olandesi, a cui sono stati mostrati i video è stato poi chiesto quale fosse lo stato d'animo degli attori.

E' risultato che i giapponesi ponevano attenzione principalmente alla voce mentre gli olandesi traevano le loro conclusioni in base alla mimica facciale, anche quando era stato detto loro di prestare attenzione solamente alla voce.

"Ritengo che le persone giapponesi tenda nascondere le proprie emozioni sorridendo, ma è più difficile occultare le emozioni negative nella voce", osserva Tanaka. Per questo i giapponesi si sono assuefatti a cercare gli indizi sugli stati emotivi altrui nella voce. Un fatto, osserva che può indurre in confusione gli occidentali, abituati al fatto che voce e viso siano in corrispondenza emotiva. "I nostri risultati potranno aiuitare a migliorare la comunicazione fra differenti culture", ha concluso Tanaka.

Fonte: Le Scienze, Espresso

sabato 21 agosto 2010

Erika Lust e il porno al femminile, la rivoluzione dell'eros.

Da un po di tempo seguo con piacere quest'artista Erika Lust, svedese trapiantata in Spagna, è una regista e giornalista specializzata in film pornografici ed erotismo. È stata una delle prime a prendere di petto il mercato del porno stabilendo che le donne avevano bisogno quanto gli uomini di film in cui la gente facesse sesso vero, ma che era arrivato il momento di vedere le cose da una prospettiva femminile.

E così Erika Lust, fondando la Lustfilms ha iniziato a girare e produrre film dedicati ad un mercato diverso, quello in cui le donne vedessero concretizzati i propri sogni erotici. Con i suoi corto e lungometraggi ha ottenuto premi al Festival del Cinema Erotico di Barcellona, agli Erotic E-Line Awards di Berlino, al CineKink Festival di New York e al Feminist Porn Awards di Toronto. Erika ha continuato a promuovere una nuova pornografia attraverso il suo blog e i suoi articoli e ha pubblicato Per Lei, un libro finalmente tradotto in italiano dalla Lightbox per la collana Pink Books.

Nella concezione attuale del porno cosiddetto "al maschile" esistono una serie di clichés espressamente maschilisti che sono volti a dare al maschio l'illusione che tutto sia in mano sua e che il maschio stesso sia l'unica e la sola fonte di piacere per una donna. Questo porta ovviamente distorsioni e ad un errata comprensione dei meccanismi che invece suscitano l'eccitazione in una donna.

Vi traduco rapidamente un articolo di Erika Lust stessa che spiega la concezione classica e molto prevedibile del porno maschile: Predictable porn made by men e Good Porn: a woman's guide

Tra le altre cose, ho deciso di produrre un tipo differente di porno perchè ero stanca dei clichés sempre uguali che il porno maschile vuole far credere non solo agli uomini ma anche alle donne:


1. le donne portano i tacchi alti anche a letto
2. gli uomini non sono mai impotenti
3. quando gli uomini la leccano ad una donna, 10 secondi sono già più che sufficienti
4. se una donna viene masturbata da uno sconosciuto qualsiasi non urla e non scappa via impaurita, bensì insiste per avere sesso con lui (punto PERICOLOSISSIMO data l'intelligenza media dilagante oggigiorno, la gente poi lo prende davvero a modello)
5. ogni uomo ha almeno un litro di sperma quando viene
6. se ci sono due uomini che mentre fanno sesso con la stessa donna si danno il 5 la donna non è disgustata
7. le giovani e bellissime donne hanno una passione e vogliono assolutamente fare sesso con uomini vecchi e brutti (altro cliché molto pericoloso ma ormai una prassi purtroppo)
8. le donne hanno sempre un orgasmo quando lo hanno gli uomini
9. un pompino fa sempre venire un orgasmo ad una donna al fotofinish
10. tutte le donne fanno rumorose trombate
11. quelle tette sono reali
12. la doppia penetrazione fa sorridere sempre una donna
13. gli uomini asiatici non esistono
14. non esistono neppure uomini con pene piccolo
15. se piombi in mezzo ad una coppia che fa sesso tra i cespugli, il ragazzo non ti da 1000 pugnalate e non ti prende a mazzuolate nel groppone finchè non diventi il gobbo di notredame ma acconsente affinchè tu possa metterlo in bocca alla sua ragazza.
16. esiste una trama
17. tutte le donne vogliono essere schiaffeggiate sul posteriore
18. le infermiere succhiano sempre il pene dei loro pazienti
19. gli uomini vengono sempre fuori
20. quando la tua ragazza interrompe la sua migliore amica mentre ti fa un pompino quella si leva temporaneamente dai coglioni aspettando che tu le trombi entrambe
21. le donne non hanno mai maldiesta ... ne il ciclo
22. quando una donna succhia il pene ad un uomo, lui trova importante ricordargli a voce alta si succhiare
23. i culi sono tutti puliti e gustosi
24. le donne sono sempre piacevolmente sorprese e stupite quando aprono i pantaloni di un uomo e ci trovano un pene dentro
25. in ulimo, gli uomini non devono chiedere mai perchè le donne voglno farlo sempre.



Riporto infine alcuni articoli in merito ad Erika Lust e ad alcune interviste che le furono fate nel suo tour in Italia anche in merito alla pornopolitica attuale Italiana:

martedì 10 agosto 2010

Marea nera, ecco che fine ha fatto il petrolio disperso



Come in ogni disastro che si rispetti, c'è sempre chi cerca di fare leva sull'igoranza della gente comune e dirigere la lor attenzione su problematiche più frivole in modo che il loro ego sia coccolato solo da cose belle mentre chi sbaglia veramente la fa franca. Ecco a voi una notizia su cui non si può e non si deve cambiare canale!


Alla notizia che Static Kill stesse funzionando e la marea nera fosse definitivamente bloccata, tutto il mondo ha tirato un sospiro di sollievo. Ma poi la BP è riuscita a rovinare anche questo momento trionfale con un’altra delle sue uscite fuori luogo. Secondo i portavoce della compagnia britannica,
tutto il petrolio è scomparso.


Stephen Colbert, comico e presentatore americano, ha detto (scherzando) che l’avrebbe trovato, ma pare che sia stato anticipato. Alla domanda “dove sono finiti i 150 milioni di galloni (oltre 568 milioni di litri) di petrolio scomparsi” risponde il New York Times con un grafico molto chiaro che troverete dopo il salto.


Qui a fianco il grafico dell'analisi del New York Times:

Dire che il petrolio è scomparso è un modo per far credere agli sprovveduti che il problema sia risolto, ma secondo quanto si legge dal grafico, per il 25% è stato rimosso (recuperato, bruciato o dissolto), per un altro 25% è evaporato, per il 24% è disperso (spesso con l’aiuto dei disperdenti tossici chimici che non sono proprio la soluzione più ecologica), e per il restante 26% è ancora lì da qualche parte nell’oceano. Come è facile capire, il petrolio non è affatto scomparso, ma per la maggior parte ha solo assunto un’altra forma.

Il più grande problema è che molti sottovalutano l’impatto che i disperdenti chimici hanno avuto nella rimozione del petrolio. L’AP (Associated Press) ha riferito oggi che i disperdenti sono stati responsabili di un sesto (circa 16%) della scomparsa della fuoriuscita di petrolio nel Golfo, molto più delle stime del New York Times, che tende a peccare per eccesso di cautela, che gli ha assegnato solo l’8%.

E come ha riferito Treehugger, c’è ancora un rischio per la salute piuttosto grave rappresentato da tutto quel petrolio che è evaporato in aria (smog, irritazioni ai bronchi e agli occhi, naso che cola, infezioni del seno, sintomi di tipo influenzale, ecc.). Quella stessa aria che i residenti lungo la costa del Golfo respireranno ancora per chissà quanto tempo. C’è solo un quarto dell’intera fuoriuscita che rappresenta una minaccia reale, secondo gli scienziati federali, ma i problemi a lungo termine derivanti da fonti indirette, ma ricollegabili al disastro ecologico, non sono per ora (e probabilmente non lo saranno mai) stimabili.

Font: blog Ecologiae, Treehugger, New York Times.

sabato 7 agosto 2010

Painting on water

Che spettacolo!!! Non avevo mai visto questa tecnica di disegno... L'arte pesonale non ha proprio limiti...

venerdì 6 agosto 2010

la televisione che spiega l'Italia: Deejay.tv - "The lift"

la televisione che spiega l'Italia: Deejay.tv - "The lift": "Il gruppo editoriale l'Espresso s.p.a., proprietario del quotidiano Repubblica, del periodico l'Espresso, di 15 quotidiani locali, di radio ..."

Mappa animata delle esplosioni nucleari dal 1945 al 1998

Proprio come un lento Walzer dai movementi alti e bassi ritmici, tra un filosofeggiamento, uno studio scientifico e un opinione vorrei porre alla vostra attenzione un filmato, abbastanza inquietante che descrive in maniera grafica tutta la serie delle oltre 2.000 detonazioni nucleari dal 1945 alla fine degli anni 90...
Le immagini si commentano da sole:



Mi chiedo soltanto che modalità di sicurezza e di impatto ambientale sono state prese per queste sperimentazioni durante gli anni, rabbrividisco al solo pensiero di cosa possiamo essere ancora all'oscuro...

Cosa caratterizza secondo voi un vero artista, cosa lo rende veramente unico?

Stamattina entrando a lavorare mi sentivo contemplativo, guardavo gli effetti del forte temporale estivo di ieri, le strade piene di foglie, pozze d'acqua... un cielo per metà minaccioso con i suoi cumuli nembi e per metà splendente di riflessi del sole sul suolo bagnato...
Premesso quindi che l'unica vera artista è madre natura:





giovedì 5 agosto 2010

Come uno stato ottimista/pessimista influenza l'attività cerebrale e il decision-making

Ho trovato un articolo molto interessante sul funzionamento del cervello in particolari situazioni su cui mi piacerebbe dirigere la vostra attenzione in modo da discuterne insieme. In particolare mi ha interessato questa ricerca perchè dimostra (cose note da tempo) che effettivamente lo stato mentale positivo autoinduce un aumento di attività cerebrale e quindi una maggior probabilità di riuscita nelle nostre azioni (viceversa vale per uno stato negativo).
Io sono sempre stato dell' opinione che il nostro atteggiamento mentale è tutto, ci conduce al successo o all'insuccesso in ogni nostra azione (destino?), questa se vogliamo seppur parziale ne è una prova inconfutabile. Tra l'altro l'atteggiamento mentale positivo/negativo influenza anche l'umore delle persone di cui ti circondi e condiziona molto il tuo carisma, sarebbero cose molto importanti da sapere e insegnare a scuola, in modo da istruire in maniera emotivamente intelligente le nuove generazioni. Vedremo come le neuroscienze ci sorprenderanno in futuro..

Intanto ecco a voi la mia traduzione dei risultati della ricerca riportata su

Science Daily (Aug. 4, 2010):
Spesso ci chiediamo se riusciremo a raggiungere un obiettivo o se lo falliremo. Le conseguenze di vittoria o di perdita, influenzano direttamente il livello di impegno che la corteccia cerebrale umana deve fare per mettere in moto i circuiti neurali. Questo è il risultato che, stando ad uno studio del California Institute of Technology (Caltech), alcuni neuroscienziati sono giunti.

Il report della ricerca, coordinata da Richard A. Andersen (professore di neuroscienze del Caltech), è stata pubblicata sul numero di agosto di PLoS Biology.

La ricerca condotta nel laboratorio di Andersen aveva anche l'obiettivo di comprendere i meccanismi neurali che si celano dietro la pianificazione delle azioni e la presa delle decisioni (il tanto decantato decision-making).
Il laboratorio ha lavorato sullo sviluppo di dispositivi di protesi neurale impiantata (implanted neural prosthetic devices), che avrebbero la funzione di fare da interfaccia tra i segnali del cervello di persone paralizzate e le membra artificiali. Questo consentirebbe alle azioni pianificate dei pazienti di controllare il movimento degli arti.


In particolare, il gruppo di Andersen, si è focalizzato sull'area del cervello chiamata "corteccia parietale posteriore" (in inglese posterior parietal cortex, PPC), dove gli stimoli sensoriali vengono trasformati in intenzione di movimento.

All'interno di questo studio, Andersen e i suoi colleghi, hanno usato una tecnica di scansione di immagini a risonanza magnetica, per monitorare l'attività nella PPC e nelle altre aree del cervello dei soggetti che erano chiamati a compiere azioni complesse. Usando una "trackball" (come quelle del mouse per intenderci), i soggetti dovevano muovere il cursore verso un certo numero di zone su uno schermo di un computer, memorizzate in un ordine predeterminato.

"ai soggetti è stato dato un secondo di tempo per memorizzare la sequenza, 15 secondi per pianificare i loro movimenti in anticipo e poi solo 10 per completare l'azione." riporta Igor Kagan, il senior researcher fellow in biologia del laboratorio di Andersen e co-autore dell'articolo su PLoS Biology. "Abbiamo intenzionalmente creato una prova molto difficile, che io stesso non saprei svolgere".

I soggetti hanno ricevuto una ricompensa economica per aver partecipato all'esperimento, con i guadagni strettamente connessi ai risultati delle loro performance. L'ammontare di denaro che poteva venire guadagnata (o persa) variava da esperimento a esperimento. In uno di questi, ad esempio, il successo comportava la vincita di 5$ mentre il fallimento comportava la perdita di 1$. In un altro esperimento il successo valeva 1$ e la perdita 5$, in altri invece lo scarto era +5$ e -5$. I soggetti erano a conoscenza di queste condizioni economiche primadi ogni esperimento.

Prima di ricevere le ricompense i pazienti hanno evidenziato, tramite dei questionari post-test, come hanno percepito le loro performance. La cosa interessante è che questa percezione non era per niente correlata con le relative performance; gli individui dei gruppi che credevano di aver fatto una buona prestazione erano come quelli che avevano avuto una pessima prestazione e vice-versa.

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il pattern delle attività cerebrali nella corteccia parietale posteriore, era connesso a quanto bene i soggetti "credevano di aver svolto" gli esperimenti - quindi alla percezione soggettiva delle loro performance, più che alla loro prestazione oggettiva - così anche per il guadagno o la perdita economica attesa dal successo o fallimento.

Quanto duramente "si impegni" il cervello di un individuo per un obiettivo dipende moltissimo dall'approccio personale della persona. Per esempio, dice Andersen, "i soggetti ottimisti e che credono di stare facendo bene metteranno più impegno, (risulta parallelamente un aumentata attività nella loro corteccia parietale posteriore) quando si aspettano di ricevere un guadagno dal successo nell'esperimento. In maniera opposta, individui che credono di star andando male (i pessimisti) mostrano un attività cerebrale massima quando è massima la perdita economica per il fallimento del test.

"loro tentano duramente di evitare perdite e sembra interessargli meno del potenziale guadagno" aggiunge Kagan.

"Questo studio dimostra che i processi di pianificazione delle azioni è influenzato fortemente dalla nostra soggettiva, ma spesso sbagliata, idea di quanto bene stiamo facendo, cosi come per i potenziali guadagni o perdite" dice Andersen.
I risultati suggeriscono che le aree corticali coinvolte nella pianificazione delle azioni, lo sono anche nei meccanismi di presa delle decisioni e prendono in carico compiti cognitivi di alto livello, come i fattori soggettivi quando si decide tra le potenziali azioni.



L'articolo ha anche come ulteriore co-autrice la dottoressa Asha Lyer, la prima autrice dello studio, ora del Mount Sinai Medical School e il post-dottorando Axel Lindner, ora group leader dell'università di Tübingen.
La ricerca è stata finanziata dalla Gordon and Betty Moore Foundation, dalla James G. Boswell Foundation, e dal National Eye Institute.

mercoledì 4 agosto 2010

Burlesque, solo una moda o un opportunità?

Oggi vorrei portare alla vostra attenzione, dopo l'articolo sulla violenza contro le donne, delle considerazioni fatte partendo da alcuni articoli trovati sul web sul emergente stile burlesque.

Io trovo che il "Burlesque" possa rappresentare un'opportunità incredibile per la donna moderna per rilanciare un nuovo modello di femminilità. Fino ad oggi il dominante pensiero maschilista diffuso nella società non ha permesso alla donna di sentirsi a proprio agio con se stessa e con il suo corpo (mediamente parlando) e comunque ha imposto un modello adeguato al maschio che non deve chiedere mai (che diciamoci la verità è solo un invenzione creata ad arte come modello maschile da seguire).
Adesso sta nascendo un filone, il Burlesque appunto, che si fonda su un concetto diverso, su una riscoperta della bellezza di un corpo femminile seppur con delle imperfezioni (che qui preferisco chiamare particolarità) e sulla riscoperta di questa femminilità e identità di genere perduta. Una donna potrà riscoprirsi piena di sensualità e fascino acquisendo la necessaria sicurezza nella sua femminilità, come possiamo vedere dalle interviste riportate di seguito da un articolo molto interessante di "La Stampa"
Per le questioni di identità di genere rimando invece ad un interessante blog: "la televisione che spiega l'Italia"

Molti mi contraddiranno dicendo che non c'è nessuna novità è solo un altro modo di fare striptease, io credo che possa essere una base valida su cui l'identità di genere femminile può venire rilanciata e in questo modo possa cominciare a diffondersi un alternativa al modello maschilista attuale.

La nuova moda: corsi e stage
per scoprire il lato nascosto
della femminilità

di MARILENA VINCI
Sono donne tra i venti e i quarant’anni, studentesse o lavoratrici alla ricerca dell’autostima o di una femminilità perduta, in ogni caso della «joie de vivre»: è l’identikit delle «seguaci» del «Burlesque», un fenomeno che, nato negli Stati Uniti, è ormai globale ed è incarnato dal look un po’ «vintage» della modella Dita Von Teese, sbarcata in Italia per l’ultimo Festival di Sanremo.
La misura di questo exploit si ha non solo dal numero di spettacoli che si moltiplicano ovunque, ma anche dal fiorire di corsi per imparare le tecniche di seduzione per spogliarelli mai volgari, in cui a dominare non è tanto il nudo quanto l’autoironia. Imperativo di quest’arte, infatti, è sedurre con un mix di divertimento e di glamour dal sapore retrò.


In cerca di fiducia
«Ho scelto di studiare il “Burlesque” per trovare fiducia in me stessa e nel mio corpo - dice Maria Vittoria, 38 anni, designer -. Penso che l'intrigo, la seduzione e l’ironia che offre siano un approccio unico alla sessualità». Per Maricla, attrice trentacinquenne, invece, si tratta di «superare il limite dell’imbarazzo, tirando fuori la mia femminilità. Ma - aggiunge - è anche un modo per dare nuova verve alla propria fantasia». E così ha deciso di fare il grande salto e lanciarsi nella sua prima performance, a Roma, dove debutterà con il nome d’arte di Betty Cuore.
Basta intrufolarsi alle lezioni per rendersi conto di quanto il fenomeno di costume sia trasversale: dall’universitaria all’impiegata, dalla precaria alla stilista, il «Burlesque» attira una moltitudine di donne diverse non solo per età, ma anche per estrazione sociale e culturale. Ad accomunarle c’è sempre la voglia di riscoprire una femminilità addormentata dalla routine, che sottrae la giusta dose di leggerezza ed esuberanza. Chi cerca ossessivamente la perfezione fisica, infatti, dimentica che la seduzione è molto di più.


Un gioco per tutte
Seguire il «Burlesque» non significa ostentare un fisico perfetto, ma stuzzicare la fantasia (in inglese «teasing»): a volte basta mostrare una scollatura, esibendo un’arte assolutamente «democratica». I canoni estetici, qui, vanno all’aria: grasse o magre, formose o piatte, alte o piccoline, tutte possono avere il loro momento di gloria, purché a dominare siano la simpatia e l’originalità. Il primo «boom» del «Burlesque» è avvenuto agli inizi degli Anni 90, con la riscoperta di personaggi retrò come Betty Page, icona pin-up per eccellenza. Un fenomeno che in Italia ha appena avuto il suo momento di gloria con la più famosa performance di Dita Von Teese: quella, a Sanremo, del bagno nella coppa di champagne.


Ma da noi lo «streap retrò» è arrivato gradualmente: il primo a importarlo, nel 2007, è stato Attilio Reinhardt con BurlesqueItalia, progetto di diffusione che contempla, oltre alle esibizioni dal vivo, anche un sito online, un blog e un libro. Un’intuizione seguita da Alessandro Casella, direttore artistico del Micca Club di Roma, che, oltre a proporre spettacoli e un festival internazionale, ha creato un’Accademia. in cui le ragazze (e prossimamente anche i ragazzi) imparano a esibirsi e a costruire il loro stile, confezionando abiti e lingerie. Alcune allieve si esibiscono già in giro per Roma, dove sono fiorite negli ultimi mesi serate a tema. E a sbocciare sono anche i negozi, vere e proprie boutique di lusso in cui è possibile trovare tutto l’occorrente per trasformarsi in una «diva»: è il caso del raffinato ZouZou, ma anche di Misty Beethoveen.

Accademia a parte, c’è poi un corso, di poco più di un mese, che «inizia» le donne desiderose di imparare i primi rudimenti. Ad accompagnarle in questo percorso è Mademoiselle Agathe, che, dalla camminata allo sguardo, dal modo di sfilare un guanto alla calza (rigorosamente autoreggente!), svela alle donne l'arte della conquista attraverso un sapiente uso di malizia e di buon umore e le tecniche per stare in scena davanti al pubblico, insieme con la musica da scegliere e i piccoli-grandi «trucchi» del mestiere. Il segreto del successo del «Burlesque» è che «dà il potere di giocare con la propria fisicità con umorismo, anche con un corpo normale non perfetto o rifatto. - spiega Mademoiselle Agathe - Dà la soddisfazione di essere se stesse e di essere comunque seducenti». E’ una nuova forma di femminismo, insomma, in cui la donna si riprende consapevolmente il potere di giocare con il proprio fascino a suo gusto e con le carte a sua disposizione.

Ecco infine un video dimostrativo di cosa può essere il burlesque interpretato dalla star Norma Blu:



Spero di aver suscitato qualche curiosità e spunto di riflessione.

Joe.

lunedì 2 agosto 2010

Violenza sulle donne ed eccessi di testosterone...

violenza sulle donneOgni giorno si continuano a leggere preoccupanti storie di violenza contro le donne, uno dei più meschini e disgustosi atti che un uomo possa compiere. Siamo circondati da violenza, arroganza e competizione portati all'estremo. Non ho ne le competenze ne il tempo per arrivare alla soluzione del perchè si continuano a verificare notizie come queste,
però vorrei attirare la vostra attenzione su alcuni studi scientifici sul comportamento umano e su alcune colpe che la società ha...

Qualche giorno fa avevo tradotto e pubblicato un articolo di un gruppo di ricercatori, guidato dal Dott. Arthur Aron, professore di psicologia sociale della Stony Brooke University, che ha condotto uno studio su soggetti che avevano recentemente rotto la loro relazione e i risultati hanno dimostrato che il dolore e l’angoscia che questi soggetti provavano erano strettamente connessi alle aree del cervello che sono associate alla motivazione, alla ricompensa e addirittura alla dipendenza e assuefazione.

Se a questa scoperta aggiungiamo quest'altra, che approfondisce il perchè"la modestia maschile non è apprezzata ne dagli interlocutori uomini ne dalle donne", otteniamo un mix quantomeno pericoloso su cui costruire una società...
Infatti, in una società di origine maschilista come la nostra, sono individuabili due modelli distorti per il/la maschio/femmina moderno/a al di la dei quali una persona viene portata dalla società stessa a considerarsi fallita (l'ego di molte persone deboli e insicure per mascherare questo fallimento, che è solo virtuale, tende a crearsi alternative ai disagi creando tentativi di appartenenza in sottogruppi, della serie la logica del branco fa la forza, come gli alternativi, i truzzi, gli emo etc.. dipendenti anche molto dalla cultura, l'età e altri fattori).

Per il maschio è il modello di aggressività totale, di uomo che non deve chiedere mai, che non deve mostrarsi mai debole, timido o umile. In pratica la società di stampo maschilista in cui viviamo è come pervasa da un inno alla vigorosità portata agli estremi, come se si volesse legittimare di fronte ad un diverso genere che non sia il maschile i pregi di una tale dominanza. Da questa concezione non si fa fatica a riconoscere il perchè siano sempre più diffusi i problemi di impotenza, che nella maggioranza dei casi è di origine psicologica, o del perchè se uno crea un e-book di metodi di allungamento del pene diventa subito un prodotto "star" su e-bay.

La donna in questo subbuglio, complice anche il fatto che storicamente non ha mai avuto ruoli riconosciuti di cosiddetto primo piano (sono perfettamente consapevole del detto dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna anche se andrebbe precisato cosa viene inteso per "grande uomo" per potermi dichiarare favorevole o contrario...) e la innata e naturale esigenza di essere ammirata, è portata a seguire un modello che deve assolutamente corrispondere con i canoni (sempre in lenta ma costante evoluzione) che piacciono al maschio dominante e infallibile. La donna, se non raggiunge quindi la perfezione fisica dei modelli adatti al maschio infallibile, verrà invasa anche a livello subconscio da un insicurezza latente che la portano al non sentirsi mai adeguata (ovviamente tutto questo vale nella media, quando un uomo e una donna si amano, si sentono adeguati vicendevolmente ed acquisiscono una loro dimensione pensante staccata dalla media sociale). Anche li analogamente all'uomo, vi sono fenomeni di malessere e disagio diffuso, che possono sfociare in malattie vere e proprie come anoressia, bulimia e altre amenità.

In questo scenario, che in effetti sembra apocalittico, ci vorrebbe come in tutte le cose una soluzione più armonica in cui si cominci a premiare valori diversi e più realistici.
E' inutile che la società si dia dei modelli perfetti e invincibili come per esorcizzare la latente e diffusa paura della morte.
Per avere una società migliore io credo che ci debba essere alla base un modello di istruzione un po diverso, non esclusivamente basato sui risultati di aver fatto bene un esercizio o esserti ricordato a mente il teorema 2-bis a pagina 125 del libro X. Ci dovrebbe essere parallelamente all'insegnamento attuale un insegnamento che affronti tematiche sociali basilari come l'intelligenza emotiva del singolo individuo (bambino) all'interno del gruppo (la classe). Solo con una progressione in questo modo si riusciranno ad avere risultati radicali e un maggior rispetto non solo tra uomini e donne (evitando violenze inutili naturale reazione dell'uomo ferito dalla mortificazione o all'esaltazione del proprio ego), ma anche un rispetto maggiore di tutte le cose del creato e della natura (ovviamente a prescindere dalla fede di ciascuno di noi).

Joe.

[ Massa ] Ora c'è anche la gelateria a km 0. Il latte arriva dalla 'fattoria' - gonews.it

[ Massa ] Ora c'è anche la gelateria a km 0. Il latte arriva dalla 'fattoria' - gonews.it

Giro di boa

Sebbene possa girare il mondo,
mi sento chiuso,
in una gabbia in cui vuoi bene ai tuoi carcerieri,
vorrei imbarcarmi su un veliero ed entrare
in mare aperto.
Lasciarsi guidare dai flutti e dai venti.
Infine, arenarsi sulla spiaggia, la mia,
l'ultima.

Joe.

venerdì 30 luglio 2010

Walzer della vita duplicato anche su wordpress

ecco qui il sito:

http://walzerdellavita.wordpress.com


A presto con nuovi pensieri e riflessioni...

Joe.

Pescara, l'enigma del genio senza memoria: è un matematico francese

Era scomparso da casa nel 2007: ha girovagato per mezza Europa. E' ricoverato in psichiatria da maggio


Pescara, 30 luglio 2010 - PARLA UNA LINGUA nuova, un mix di spagnolo, francese, italiano e inglese. Una parola in ciascun idioma a formare una frase che un senso compiuto non ce l’ha, ma il cui significato appare stranamente chiaro. Quel gentile signore dalla barba bianca ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Pescara ora ha un nome, e soprattutto una storia alla spalle: è un genio matematico francese scomparso da casa più di tre anni fa. Tra i malati pescaresi era arrivato a maggio, ma qualcosa nella sua personalità ha subito attratto l’attenzione del personale sanitario.


Quello strano modo di parlare, la capacità di infarcire le sue scarne frasi di citazioni dotte, il vezzo di citare i posti più remoti del mondo come se li avesse visitati tutti. E poi le formule matematiche, anche le più astruse, elaborate con la facilità di tabelline sulle labbra di un bambino.

E ALLORA sono partite le indagini, per capire chi fosse quello strano signore, quale tortuosa strada l’avesse portato nell’oblio della memoria e chi fosse rimasto ad aspettarlo sull’altra sponda. Il duro lavoro degli agenti negli uffici persone scomparse delle questure di Pescara e Roma ha permesso di mettere in collegamento informazioni — ormai abbastanza impolverate, per la verità — trovate presso l’ambasciata francese in Italia: la descrizione dell’uomo, la corporatura, la cultura innegabilmente sopra la media.


Tutti i pezzi del puzzle sono andati improvvisamente a posto ed ecco che lo strambo signore ha riacquistato lo status di cittadino con un nome e un cognome. E, assieme, una storia e una famiglia.


Ora si sa che è Michel Doumesche, 61 anni, genio francese della matematica scomparso da casa nel 2007. Da tre anni la sua famiglia lo stava cercando ovunque. E intanto, Michel girovagava per diversi Paesi europei senza meta e senza afferrare il filo d’Arianna che lo riportasse a casa. Aiutato dalla sua dimestichezza con le lingue, è arrivato in Italia almeno un paio d’anni fa: nel 2008 comparve in provincia di Taranto, poi soggiorna per un certo periodo in provincia di Foggia, in un istituto di suore.

Ma a un certo punto, il vento dell’irrequitezza lo porta spinto di nuovo in giro, lontano dalla Puglia. Ed ecco che un paio di mesi fa arriva a Pescara: non sa il suo nome, non ha soldi, né documenti. Finisce in ospedale. E la sua storia potrebbe finire così.

E invece il lieto fine è affidato alla buona volontà dei poliziotti che, evidentemente, si appassionano a una vicenda così particolare. Il lieto fine si consuma tra le lacrime dei familiari che si precipitano dalla Francia, increduli dopo tre anni di inchieste, ricerche, appelli andati a vuoto.


di Erica Zambonelli - fonte

giovedì 29 luglio 2010

Il cervello triunico dell'uomo

Tra il 1960 e il 1970, la conoscenza del cervello umano fece più progressi che nel corso degli ultimi millenni e ciò grazie agli studi dei neurologi Sperry, MacLean e Laborit.

Già prima, verso il 1875 Darwin aveva dissacrato l'uomo con la sua teoria evoluzionistica. Vent'anni dopo nel 1895, S. Freud constatava che la maggior parte dei problemi fisici dell'uomo proveniva da pulsioni primive inconsce. In seguito tali teorie progredirono poco e si restava nel campo delle ipotesi. Quella di Darwin si affinò nel neo-darwinismo e quella di Freud fu malmenata tra i suoi discepoli, quali Jung, Reich, Adler ecc.

Nel 1965 R. Sperry ebbe il coraggio di separare i due emisferi cerebrali di un paziente, sperando di porre fine alla sua epilessia. Tale separazione rivelò, con sorpresa di Sperry, che i due emisferi si comportavo da fratelli nemici, restando daccordo su alcuni compiti, ma in disaccordo sulla risoluzione di altri. Il sinistro era a favore delle ostilità, e si opponeva al destro, che invece era pacifico.

Nel 1968 P.D. MacLean, constatò, attraverso l'uso di nuove invenzioni che permettevano di vedere l'attività cerebrale, che l'uomo non aveva UN solo cervello, bensì TRE cervelli sovrapposti, ognuno comparso e rimasto nel corso dell'evoluzione, passando da quello rettile, a quello mammifero per arrivare a quello ominide. Lo chiamò cervello triunico.

Il neurologo Laborit, nello stesso periodo, fornì una spiegazione di alcuni comportamenti umani, conducendo esperimenti sui ratti, tra i mammiferi più vicini all'uomo dal punto di vista comportamentale.
Su tali scoperte, che coincisero con la guerra nel Vietnam (1961-1975), negli USA sorsero alcune tecniche di saggezza ancestrale (che ormai vengono capite meglio dal punto di vista scientifico), dando vita alla New Age. Questo movimento, ostile allo sviluppo industriale, aspirante alla libertà individuale e alla non violenza, si estese a tutto l'Occidente. Non tutti divennero hippies e andarono a cantare a Woodstock o all'Isola di Wight, molti si interessavano alla meditazione, alla contemplazione e al bio-feedback (utilizzo di apparecchi per il controllo elettrico per la modifica dello stato di coscienza).
Come si poteva prevedere, questo paradiso incontrò l'ostilità della società dei consumi da una parte, mentre dall'altra i giovani caddero nella trappola dell'illusione creata dall'uso di droghe, funghi allucinogeni, hashish, il cui effetto era quello di un accesso più rapido rispetto alle antiche modificazioni dello stato di coscienza (yoga, zen, buddhismo, arti marziali "dolci"). Eccetto casi sporadici, questi cercatori di libertà, abbandonarono il movimento New Age e si reintegrarono nel sistema.
Ma esaminiamo con maggior cura il cervello triunico:

CERVELLO RETTILE O RETTILIANO
E' così chiamato perchè fu il primo ad apparire, circa 300 milioni di anni fa. E' piccolo ma essenziale perchè contiene tutto ciò che è vitale, regolando la nutrizione, il sonno, l'istinto, i movimenti, la produzione ormonale, l'istinto di riproduzione, ecc... . Se c'è la minima possibilità di rifiutare un combattimento, lo farà, ma se è costretto a combattere non si tirerà indietro. Quindi se siete fieri del vostro grande cervello pensante-parlante, ricordate che non è questo il più importante, ma quello rettiliano, minuscolo, ma che contiene le ghiandole più vitali, come l'ipofisi, l'epifisi, il talamo e l'ipotalamo. E' nel vostro interesse conservarlo in buono stato, con una vita sana, con lo sport. Al contrario il sonno irregolare, l'uso di droghe o alcool e una vita sregolata lo danneggiano irreversibilmente. Il cervello rettile ha una memoria a breve termine, impara poco e solo dopo un lungo periodo di addestramento, ed è una fortuna, perchè se si lasciasse influenzare dall'uomo, o da certe fantasie intellettuali di alcune arti marziali, non sopravviveremmo per molto. E qui nasce una domanda; Se talune arti marziali non servono a salvarci, dunque tutto l'allenamento è solo fatica sprecata? La risposta dei neurologi Laborit e MacLean è si, ma siccome non erano praticanti di arti marziali nessuno ci impedisce di sognare. Il pericolo di alcuni stili marziali sta nel fatto che non svelano le loro vere intenzioni, dando al praticante l'illusione che quelle tecniche siano efficaci all'esterno come lo sono nel dojo.
NdJ (Nota di Joe): concordo sulla difficoltà di Mc Lean e Laborit nel comprendere l'applicazione alle arti marziali, però devo dire ad onor del vero che la vera intenzione delle arti marziali il vero "okuden" che si cela dietro è che l'apprendimento da parte del rettiliano è possibile mantenendo costantemente un allenamento continuo di movimenti sempre uguali. Questa è la vera ragione, checchè se ne dica, dell' importanza dei kata del karate, delle forme di wing tsun e dei movimenti ripetuti del kung fu.

CERVELLO MAMMIFERO O PALEO-MAMMARIO
Sotto il cervello rettile nasce il cervello mammifero, circa 160 milioni di anni fa. Si sarebbe fatto a meno di questo cervello per vivere, ma esso ha dato modo alla nostra specie di migliorarsi. Questo cervello è incredibilmente emotivo e cocciuto. Si è preso una così grande parte della nostra vita che ormai funzioniamo su una base emotiva per ritrovare il piacere provato dai nostri cinque sensi. Siccome è anche il centro dei rituali e dei mammiferi (intimidazione, affronto), l'uomo segue queste leggi senza rendersi conto che si comporta come ogni mammifero sano di mente. Il cervello mammifero è molto duro d'orecchi e finisce per credere a quel che viene ripetuto a lungo con tonalità particolari. Capiamo dunque come le religioni, le sette o la politica usino particolari rituali, come canti, litanie o preghiere per imprimere ciò che si vuole radicare. Ora capite perchè difficile modificare il cervello mammifero di una persona con altro credo, o perchè, dopo una conversazione in cui ciascuno cerca di convincere l'altro con argomenti intelligenti, senza che nessuno dei due ascolti, alla fine se ne vanno pensando <>, non è così? Forse ora che avete capito come funziona questo cervello, smetterete di parlare per convincere, ricollegandovi alla saggezza di Lao Tse: <<l'uomo che sa (di non essere ascoltato) non parla, l'uomo che parla (prova la sua ignoranza poichè...) non sa.

CERVELLO NEO-MAMMIFERO
Si sovrappone agli altri due all'incirca 50 milioni di anni fa. Non lo possiamo chiamare cervello umano perchè anche gli altri mammiferi ne hanno uno anche se più piccolo. Questo nuovo cervello è utile ma crede che comandi lui. Le sue capacità sono stupefacenti, è capace del meglio o del peggio, nell'uomo dominato dall'ego la proporzione del peggio è del 75-80%, contro il 10% del meglio.
NdJ (Nota di Joe): quella parte razionale di noi che continua a fare domande o ad analizzare ogni situazione in modo schematico, nell’uomo moderno è sicuramente prevalente, parlando di emisferi cerebrali, questa zona è collegata all’emisfero sinistro.
Ma da dove vengono i lampi di genio? Gli psicologi pensano che questo cervello non valga molto, in quanto i lampi di genio arrivano quando questo cervello è a riposo, ad esempio durante la meditazione o la siesta. Non si sa comunque quale sia il processo perchè tutto ciò si inneschi. La soluzione potrebbe essere bloccata tra i due cervelli muti, da questo cervello intellettuale, ma la domanda resta comunque. Da dove viene il genio?

Tanto vale non porsi più la domanda e ricordarsi che in un combattimento marziale, sia esso un affronto rituale o un vero e proprio combattimento, la regola è svuotare la mente, rimanere rilassati, in parole povere fare in modo che il cervello intelligente smetta di fare l'intelligente e non si immischi in quel che non sa fare.

Laborit affermava che il cervello nuovo non fa niente, non sa fare niente e non può fare niente. E' il più lento dei tre cervelli di 10 volte rispetto al rettile e 5 rispetto al mammifero. Questo è importante nell'arte marziale. Più penserete, meno sarete rapidi.

Tutti riconoscono l'inconveniente dell'ego che risiede nel cervello intellettuale, proprio come quello della menzogna che ne fa parte. Il più delle volte lo notiamo sugli altri ma non su noi stessi e continuando così l'ego trionfa, sino a quando non ci troviamo in una situazione di grave pericolo e l'ego scompare spontaneamente.

Se l'ego è ancora presente in una reale situazione di pericolo di vita, l'uomo non ha afferrato la gravità della situazione, dunque voi siete in vantaggio ed egli si trova in uno stato mentale suicida. E' la ragione per la quale nel Tai chi, o nel Dim Mak, come nelle altre vere arti marziali, ci si dedica tanto alla soppressione dell'ego.

Per comodità ho ripreso la descrizione da questo sito, aggiungendo dove ritenevo necessario alcune note derivate dalla mia esperienza personale.

Joe.

mercoledì 28 luglio 2010

Infedeli per il benessere dei figli

Le femmine di usignolo delle Seychelles si assicurano così che la prole non scenda sotto i livelli medi di diversità per il MHC, cosa che ne abbasserebbe la sopravvivenza

Per quanto in molti animali le femmine facciano coppia fissa con uno specifico compagno che le aiuta ad allevare la prole, le analisi genetiche hanno mostrato che spesso questa nasce dall'accoppiamento con un altro maschio. Questa circostanza ha sollevato interrogativi sulle ragioni per cui la femmina si facesse fecondare da maschi che poi non contribuiscono ad allevare la prole.

Per rispondere, un gruppo di ricercatori dell'University of East Anglia ha studiato il caso degli usignoli delle Seychelles (Acrocephalus sechellensis) che formano coppie stabili per tutta la vita, ma in cui sovente dalle uova nascono piccoli dovuti a rapporti "extra-coniugali".

Lo studio - pubblicato sulla rivista Molecular Ecology - ha mostrato che queste fecondazioni esterne alla coppia possono portare a una maggiore diversità nei geni che controllano il complesso maggiore di istocompatibilità, che rappresenta un cardine delle difese immunitarie. Di conseguenza, in tal modo la prole in media ha maggiori probabilità di vivere più a lungo grazie a una maggiore resistenza a un'ampia gamma di malattie. Di fatto il 40 per cento della prole delle femmine della specie aveva come padre un partner esterno alla coppia.

"Non abbiamo rilevato prove di benefici della fecondazione al di fuori della coppia di per sé, dato che la sopravvivenza media della prole dentro e fuori la coppia si equivaleva. Tuttavia, non soddisfatte di un maschio con una bassa diversità MHC, le femmine si assicurano che la propria prole non scenda sotto i livelli medi di diversità MHC, cosa che ne abbasserebbe la sopravvivenza", ha osservato David Richardson, che ha diretto la ricerca.

Lo studio è stato reso possibile grazie al fatto che dal 1997 oltre il 97 per cento degli usignoli delle Seychelles che vivono sulla piccola isola di Cousin sono stati inanellati, e seguiti nei loro comportamenti e negli accoppiamenti, e che sono stati prelevati piccoli campioni di sangue.

Riportato fedelmente da: le scienze - repubblica.it

Altri miei blog...

Ho messo il walzer della vita anche su wordpress http://walzerdellavita.wordpress.com/

infine linko un sito fatto in collaborazione con Mike Bluejay ma ancora non terminato quindi work in progress attualmente http://wanderingfeather.net/

lunedì 26 luglio 2010

Figure allo specchio

il 26 febbraio 2009 mi posi una domanda, si può conoscere e seguire la via di mezzo senza conoscere i suoi estremi?

Siamo sicuri che questa ricerca a tutti i costi di una vita "moderata" senza conoscerne gli estremi sia effettivamente mossa da pura ricerca fine a se stessa, o che sia un espediente dell'ego volto a soddisfare il suo palato d'autoconservazione evitando di produrre stravolgimenti in una vita tutto sommato soddisfacente?

Dove posso cercare una risposta ai miei quesiti? dentro? fuori? come posso predisporre al meglio l'intento per far emergere la risposta?

Ma soprattutto è possibile che debba per forza esistere una risposta, potrebbe esistere una domanda soltanto con la funzione di suscitare una ricerca infinita?

Joe.

Perle della venerabile monaca Cheng Yen

Le quattro regole
Seguo quattro regole:
affrontalo,
accettalo,
prenditene cura,
poi, lascialo andare.


Non recriminare sulle avversità
Non protestare o recriminare sulle avversità.
La sofferenza non avrà mai fine
se continui a creare cause negative in questo modo.


Saggezza e volontà
Usa la saggezza per contemplare il significato della vita.
Usa la volontà per organizzare il tempo che ti è dato.



Semplici parole, che nascondono una saggezza e profondità di pensiero incredibili, ma nascondono l'insidia che uno potrebbe interpretarle in maniera semplicistica se non capisce il vero significato delle stesse. Una volta una persona a me cara mi disse, "non potremo andare mai così lontano nella conoscenza del se come fecero i nostri antenati"
...aveva ragione...

Joe.

venerdì 23 luglio 2010

La vita in un giorno

Chi di voi non ha ancora notato la scritta su google: “Il 24 Luglio contribuisci a documentare una giornata sulla terra” ? Bene, sicuramente i più curiosi già sanno di cosa si tratta, ma vediamo insieme. È stato deciso di creare un esperimento globale, che riguarda milioni di utenti su tutta la terra.
Questo esperimento si chiama “la vita in un giorno” grazie al quale verrà creato il primo lungometraggio al mondo generato dagli utenti del web. La vita in un giorno, diventerà un documentario girato in un solo giorno da tutti noi; è stato scelto il 24 Luglio, in questo giorno avremo 24 ore di tempo per immortalare con la videocamera uno spaccato della nostra vita quotidiana. Ovviamente i filmati più avvincenti e particolari verranno montati in un film documentario sperimentale prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Macdonald.
Qualche suggerimento su come girare questo video lo troviamo sul canale di youtube:
Filma uno o più momenti che formano la tua giornata oppure la giornata di una persona di tuo interesse. Puoi girare più video o un solo video, scegliendo un momento di vita quotidiana o fuori dell’ordinario, uno stile serio o scherzoso.
Potresti filmare un’alba, il tuo viaggio per andare al lavoro, il pranzo della tua famiglia, di che cosa hai paura o una preghiera pomeridiana. Decidi tu.
Qualsiasi cosa tu scelga di riprendere, assicurati che il filmato rispetti i Termini e condizioni del programma.
Se vuoi, puoi girare un video aggiuntivo rispondendo a una o a tutte le seguenti domande per contribuire a completare la visione di Kevin per il film:
- Che cosa ami?
- Che cosa ti fa ridere?
- Che cos’hai in tasca?
Come partecipare? Carica il tuo video o i tuoi video tra il 24 e il 31 luglio facendo clic sulla scheda “lnvia”, che verrà visualizzata sul canale La vita in un giorno, e seguendo le istruzioni. Ah dimenticavo, “Se il tuo video sarà incluso nel film definitivo, verrai annoverato fra i coregisti e potresti essere uno dei 20 fortunati partecipanti selezionati per assistere alla prima mondiale del film al Sundance Film Festival del 2011.




Fonte: geekissimo

Antica saggezza aborigena

Gli spiriti creatori

hanno lasciato sulla terra

un canto per ogni uomo

che è la sua donna

Gli aborigeni dicono

che il canto di ogni uomo non è completo

finchè non ha trovato la strofa

che riguarda la sua donna

e la canta con tutto se stesso

Lo dicevano anche i greci

in modo diverso

L'origine delle emozioni amorose

Il dolore della rottura di una relazione amorosa risulta connessa a parti cerebrali adibite alla ricompensa e alla dipendenza.

Rompere una relazione amorosa è un affare complicato e recentemente uno studio condotto alla Stony Brook University ha scoperto e dimostrato quali aree cerebrali sono coinvolte in questi momenti difficili.
Il gruppo di ricercatori, guidato dal Dott. Arthur Aron, professore di psicologia sociale della Stony Brooke University, ha condotto uno studio su soggetti che avevano recentemente rotto la loro relazione e i risultati hanno dimostrato che il dolore e l'angoscia che questi soggetti provavano erano strettamente connessi alle aree del cervello che sono associate  alla motivazione, alla ricompensa e addirittura alla dipendenza e assuefazione.
Lo studio è stato pubblicato nel saggio di luglio del "journal of neurophysiology".

Lo studio delle immagini del cervello degli individui che sono ancora innamorati con un partner che non corrisponde forniscono una dimostrazione ulteriore che le passioni del cosiddetto "amore romantico" non sono altro che uno stato di motivazione orientata ai risultati invece che una specifica emozione romantica.
I ricercatori hanno così avuto la prova che il romanticismo e l'amore sono una forma di assuefazione e di dipendenza.

Lo studio ha anche aiutato a spiegare il perchè le emozioni, le sensazioni e i comportamenti connessi all' essere lasciati risultano così difficili da controllare. Inoltre spiega anche il perchè i comportamenti estremi associati con le reazioni amorose come lo stalking, omicidio, suicidio e depressione sono comuni ad ogni cultura del mondo.

"le reazioni amorose sono la maggior causa di suicidi e di depressione. Sappiamo ancora poco a tale riguardo. Approfondire la nostra conoscenza sui sistemi neurali coinvolti risulta quindi estremamente importante sia per estendere le nostre conoscenze di base sull'intensità dell'amore sia come risposta alle reazioni connesse." dice il dott. Aron "Queste particolari scoperte sono importanti e significative perchè condividono e avallano elementi chiave scoperti nei precedenti studi sulla felicità dell'amore. Inoltre mettono in evidenza che il rifiuto amoroso comporta nel nostro cervello reazioni molto molto simili all'assuefazione e dipendenza da cocaina."

Lo studio condotto fornisce un importante evidenza persino che il "tempo allevia le ferite". I ricercatori hanno scoperto infatti che con il passare del tempo l'area del cervello associata all'attaccamento amoroso ("the right ventral putamen/pallidum area") mostra un attività minore quando i soggetti vedevano fotografie o ricordi della persona un tempo amata.

Tradotto e riportato fedelmente da: ScienceDaily (July 22, 2010)
Fonte: http://www.stonybrook.edu/

Joe.

giovedì 22 luglio 2010

Un treno da perdere...

Voglio raccontare un pensiero che mi è venuto in uno dei miei tanti spostamenti da lavoratore pendolare... Se ne vedono tante viaggiando e se uno evita di sprofondare in una dimensione tutta sua con iPod a palla nelle orecchie può scoprire cose molto interessanti e particolari.

Il mio treno era fermo ad una stazione, dal mio posto al finestrino potevo scorgere tutto quello che avveniva sul binario di fronte. C'era un che di magico nel vedere un folto gruppo di persone che si sistemano e si preparano a salire. Sono come uno sciame informe che si muove apparentemente in maniera caotica e pseudocasuale.
Questa visione ha sempre un certo fascino su di me, ma quella mattina c'era di più.
Il treno del binario di fronte stava per ripartire si era udito il fischio e si stavano per chiudere le porte, al che vidi un distinto uomo in giacca e cravatta con valigetta che aveva cominciato una corsa all impazzata per arrivare al portellone prima della sua chiusura. Poco più in avanti proprio all'altezza del portellone aperto (a volte il destino sembra proprio beffarti), un altro uomo per mano ad un bambino che correvano insieme lungo il binario salutando con la mano il treno in partenza.

Fu commovente poter osservare una simile scena, l'uomo con la giacca nonostante la corsa non riuscì a salire per un soffio e si piegò sulle ginocchie per la corsa imprecando sonoramente contro chissà chì (molto probabilmente a livello subconscio contro se stesso per essere arrivato in ritardo), parallelamente il bambino con suo padre che ridevano felici osservando con occhi giocosi il treno in partenza e ascoltando il suo tipico fischio...

...non me la scorderò mai...

Joe.

Peppino D'Agostino - Country Rain

Adoro questa musica. E' un po triste, ma ha una melodia fantastica... Peppino da Calabrese emigrato in America ha trovato effettivamente fortuna nel suo lavoro di musicista, ma allo stesso tempo sembra che le sue musiche seppur bellissime abbiano qualcosa di malinconico, come una remota nostalgia dei piccoli paesini italiani... la terra dove nasci lascia un impronta indelebile su di te e questa ovunque tu vada ti seguirà sempre... chissà forse proprio grazie a questa piccola componente malinconica le sue musiche sono percepite in maniera ancora più profonda...
Country Rain è una musica particolare, quando l'ascolti ti immagini davanti una finestra, ricordando quello che fu, eventi passati sepolti nei cassetti della memoria, il magico arpeggio leggero ma intenso di Peppino ti fa sembrare di vedere da quella finestra, la pioggia che scroscia dai nembi gonfi e scuri, quasi come fossero le stesse lacrime dell'autore e la sua nostalgia della terra nativa...
Per me questa canzone (come del resto tantissime altre sue musiche) è un capolavoro proprio per la capacità evocativa, magari ad altri potrà sembrare semplicemente una lenta e noiosa nenia... così è la vita...

Purtroppo in rete non sono riuscito a trovare uno streaming per farvela sentire live dal blog, ma ve la consiglio...


mercoledì 21 luglio 2010

Musica illuminata - le parole non servono...

E' buffo, quando ero più piccolo, odiavo tutto quello che era ermetico e chiuso perchè mi urtava l'idea che alcune persone si sentissero superiori e privassero altre di spiegazioni  o dibellissime e lunghe descrizioni. Adesso la penso in modo esattamente opposto, le cose più belle, i concetti più complicati, le emozioni più commoventi si comunicano, azzarderei, quasi esclusivamente con poche parole o gesti semplici. Quello che non capivo era che l'uomo è immerso in un mare di dialettica e imbevuto di discorsi e questa abbondanza può facilmente diventare una trappola. Trovo una cosa sublime il fatto che con poco si riesca a comunicare concetti che di per se nascondono l'infinito, l'esempio più sublime è il silenzio che riesce a comunicare infinite emozioni.
Mi sto riscoprendo un fan dell'ermetismo, non tanto per custodire messaggi e counicarli ad una cerchia ristretta, quanto piuttosto per la profondita e la ricchezza di emozioni e concetti che con poco è possibile comunicare. Ecco alcuni esempi musicali di comunicazione sublime:

Andy McKee - Rylynn:
una musica che ti tocca il cuore e lo spirito...


Craig d'Andrea - Three miles bikeride:
questa musica nasconde lo spirito del viaggio e la grinta della scoperta...


Peppino D'Agostino - Venus over venice:
una musica divina sul significato dell'amore...


LiJie - Capriccio n°24 di Paganini:
Raramente ho visto una tale perfezione tecnica abbinata ad un coinvolgimento emotivo forte come in questa ragazza...

Le ragioni del cuore

Il cuore ha le sue ragioni per farci agire con impulsi, emozioni, pensieri...
La scrittura può comunicare i nostri pensieri più profondi a patto che chi scrive abbia sufficiente potere da comunicare il suo stato al lettore e il lettore sufficiente maturità spirituale per comprendere. Quello che nessuno ci potrà mai dire è la vera ragione che sta dietro al perchè sentiamo il bisogno di comunicare dei contenuti...
Mi sono sempre sentito lontano da molti pomposi filosofi seppur ne apprezzi la loro genuina volontà nel migliorare (a loro modo di vedere) il mondo con i loro ragionamenti. Dietro la eccessiva voglia di speculare e filosofeggiare (le classiche seghe mentali) vedo molto "Ego" e una necessità latente (magari anche solo a livello subconscio) di ricevere conferme per un insicurezza di base che ognuno di noi più o meno ha (ovviamente è escluso dal ragionamento la comunicazione per fini di lucro a mo di best-seller che la società attuale alimenta non poco).
Ho sempre provato a scrivere anche solo parte dei pensieri che mi venivano in mente... li sul momento erano tutti interessantissimi e mi sembravano tutti un prodigio di acume ed intelligenza... li lasciavo un po a giacere nel dimenticatoio conscio del fatto che nessuno può inventare nulla se non modi diversi per dire gli stessi concetti archetipici primordiali... effettivamente poi quando riprendevo in mano i miei pensieri ero preso in parte da una nostalgia del passato e di come potevo essere ingenuamente soddisfatto di un pensiero che dopo un po di maturazione sembrava niente più che una banalità come un altra... è un atteggiamento pericoloso che può portare a banalizzare la vita per questo ho sempre evitato di impegnarmi a diventare un elucubratore/sofista di best seller... parallelamente bisogna pensare che nella vita non si può prendersi mai troppo sul serio e ho capito che non giova avere un atteggiamento difensivo, c'è tanta bellezza e romanticismo in una persona che vuole con tutta se stessa arrivare ad affermarsi in qualcosa, così come nella persona che medita ore e ore senza pubblicamente avere nessun riconoscimento... siamo tutti un po come burattini nelle mani di un flusso più grande che credono in parte di avere libero arbitrio, ma se una persona si proietta con un altra sintassi e un altra visione del mondo potrebbe vedere persone messe su binari ben precisi...

Bisognerebbe apprendere di più dalle antiche saggezze sciamaniche e tribali, come quella polinesiana ad esempio e la sua filosofia dell' "aita pea pea". Siamo in qualcosa di più grande di noi, quindi rilassiamoci e guardiamo con gli occhi di un bambino quante meraviglie questo mondo ci può donare...




vorrei concludere copiandovi l'inizio di quello che avrebbe dovuto essere un mio libro... sperando che possa emozionare o dare spunti di riflessione a qualcuno:


Capitolo 1
All'ombra di un cipresso


Fuori pioveva. L'incessante e lento ticchettio delle gocce scandiva le ore passate a pensare osservando gli alberi fuori dalla finestra. Il temporale primaverile stava scatenando tutta la sua furia, scuotendo le chiome di quegli esili cipressi che costeggiavano il lungo viale della casa.
Il doccio ormai colmo d'acqua, traboccava ritmicamente sul tettino di metallo vicino alla finestra, producendo un ticchettio via via più rapido a seconda dell'intensità del temporale.
« É proprio curioso! » - pensò Alberto – sembra che la pioggia abbia il potere di scandire il tempo, più questa infuria più il tempo scorre in fretta. Forse dovrei benedire la voce della tempesta, è confortante, sembra quasi che giustifichi tutto il tempo sprecato davanti questa stupida finestra.
Però come è bello osservare da qui, la natura là fuori ha una grazia e un eleganza innata. Anche se gli elementi si scatenano, guarda come si flettono nel vento quelle chiome, tutte così simili, eppure tutte così diverse.
Non è così che deve andare! - esclamò ad alta voce in un esplosione di energia, si accorse di essersi alzato istantaneamente dalla poltrona, poi, come imbarazzato, tornò a sedersi continuando a riflettere – La fuori tutto è sempre in movimento, gli animali, le piante, tutti cercano di stringere i denti per vedere anche solo l'alba successiva. Forse la natura non è così graziosa come la si dipinge, quando la sua vera forza viene allo scoperto non c'è niente di più tremendo e devastante.
Parlo bene io, sono al riparo in un'antica e solida casa colonica in una terra meravigliosa a cui gli elementi non vogliono fare mai del male, tutt'al più un acquazzone più intenso o una brinata ghiacciata d'inverno. Perchè sono qui dentro? Dovrei essere fuori con gli altri animali a guadagnarmi l'alba di domani, neanche posso dire che questa casa mi appartenga davvero. Fu il mio bisnonno che la costruì con le sue mani, col sudore della sua fronte, con la saggezza e la formidabile arte popolare. Altri tempi quelli, nessun architetto o ingegnere nessuno individuo specializzato in settori astrusi della scienza, solo molte tradizioni, superstizioni, espedienti di circostanza e un altro ingrediente che mi sfugge. Ah si ecco l'ingrediente segreto, un incessante motivazione e un incrollabile volontà di crearsi anche solo un piccolo spazio in questo ingrato mondo.
Eh si quale gioia migliore di coltivare il proprio orto e tornare nella propria casa la sera con le membra stanche, ma con la mente ancora schietta come al mattino. Un momento questo stile di vita è fin troppo facile, un uomo intellettualmente evoluto non può accontentarsi di fare la vita tipica di un cavallo da soma. Io uomo del mio tempo non potrei mai avere la coscienza pulita facendo una vita simile, ogni giorno senza dover usare il cervello. Comincio a pensare che questa continua esigenza di dover usare il cervello per procurarsi da vivere sia una droga e la mia istruzione lo spacciatore che mi ha indicato la via della rovina.
La pioggia andava diminuendo e il sordo ticchettio metallico che lo aveva indotto nel vortice di pensieri stava rallentando poco a poco. Ancora tre minuti, poi il silenzio.
Oddio, silenzio, poteva forse essere chiamato silenzio il rumore degli uccellini che avevano ripreso a cinguettare, il vento che continuava a far frusciare le chiome degli alberi ...

Aita pea pea,
Joe.