lunedì 22 novembre 2010

Applicazioni web e SaaS, considerazioni. [Report]

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lunedì 15 novembre 2010

Lettera scritta nel 1854 dal capo pellerossa Seattle all'allora presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce

Riporto un riassunto pubblicato sulla rivista "Qui Touring" - ottobre 1998.
Il testo completo si puo' trovare sul volume "greenpeace" edizioni Gruppo Abele, 1985



Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra.

Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Noi non siamo proprietari della freschezza dell'aria o dello scintillio dell'acqua: come potete comprarli da noi?
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta la memoria dell'uomo rosso.
I morti dell'uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita, quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli.
Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore dei corpi dei cavalli e l'uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
L'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che la terra è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. II mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli e saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.
Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli e anche i vostri e che dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello.

L 'uomo rosso si è sempre ritirato davanti all 'avanzata dell'uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro. Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce i nostri pensieri.
Una porzione della terra è la stessa per lui come un'altra, perché egli è uno straniero che vive nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serva. La terra non è suo fratello, ma suo nemico, e quando l'ha conquistata egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di Iui e non se ne cura.
Egli strappa la terra ai suoi figli e non se ne cura.
Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati.
Egli tratta sua madre, la terra e suo padre, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute come fossero pecore o perline colorate.
Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell'uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c'è posto quieto nella città dell'uomo bianco. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco.
L 'uomo bianco non sembra accorgersi dell'aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l'aria è preziosa per noi e che l'aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita.
Ho visto migliaia di bisonti che marcivano nella prateria, lasciati Iì dall'uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. lo sono un selvaggio e non posso capire. Noi uccidiamo solo per sopravvivere. Qualunque cosa capiti agli animali presto capita all'uomo. Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa capiti alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l'uomo a tessere la "tela della vita " egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.

Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. l figli hanno visto i padri umiliati nella sconfitta. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l'uomo bianco non può sfuggire al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopotutto. Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che forse l'uomo bianco un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa anche per Lui. Così se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l'abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra come essa era quando l'avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità, e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli e amatela come Dio ci ama tutti.

venerdì 12 novembre 2010

La mente che vaga rende infelici

Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo. Uno studio sembra dar loro ragione
Le persone passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo, e questo vagare della mente le rende insoddisfatte. E' quanto afferma uno studio condotto da due psicologi della Harvard University, pubblicato su Science.



"La mente umana è vagabonda e una mente vagabonda è infelice", affermano Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert.

A differenza degli altri animali, gli esseri umani passano molto tempo a pensare a che cosa non va attorno a loro, riflettendo sugli eventi avvenuti in passato e su quelli che potrebbero avvenire in futuro, o potrebbero non verificarsi mai. Tanto che quella di lasciar vagare la mente sembrerebbe la modalità di default del cervello.

Per cercare di tracciare questo comportamento, i ricercatori hanno sviluppato un'applicazione per iPhone che contattava a intervalli casuali 2250 volontari chiedendo quanto si sentivano felici in quel momento, che cosa stavano facendo e se stavano pensando alla loro attività, a qualcosa di piacevole, di spiacevole o di emotivamente neutro.

I soggetti potevano scegliere fra 22 attività di carattere generale, come camminare, mangiare, fare acquisti, guardare la televisione ecc. In media, gli interrogati riferivano che la loro mente stava vagando il 46,9 per cento delle volte, senza mai scendere sotto il 30 per cento, con la sola eccezione di quando come attività indicavano "fare l'amore".

"Il vagare della mente si verifica durante tutte le attività. E questo studio mostra che la nostra vita è pervasa, in misura davvero notevole, dal 'non-presente' ", dice Killingsworth.

La ricerca ha inoltre rilevato che le persone erano più felici quando facevano l'amore, facevano esercizio fisico o stavano conversando, mentre erano maggiormente insoddisfatte quando riposavano, durante il lavoro, e quando usavano il computer di casa.

"Il vagare della mente è un eccellente predittore della felicità delle persone. Di fatto, la frequenza con cui la nostra mente abbandona il qui e ora tende a essere predittivo dello stato di felicità più dell'attività in cui si è impegnati."

Secondo i ricercatori, solo il 4,6 per cento della felicità di una persona in un certo istante era attribuibile alla specifica attività che stava eseguendo, mentre lo stato di vagabondaggio o meno della mente dava conto del 10,8 per cento.

L'analisi temporale condotta dai ricercatori ha inoltre loro fatto ipotizzare che il vagare della mente era in generale la causa e non la conseguenza dello stato di insoddisfazione.

"Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo, e insegnano a resistere al vagabondare della mente per essere 'qui e ora'. Queste tradizioni suggeriscono che una mente che vaga sia una mente infelice. E il nostro risultato semra confermarlo", commentano Killingsworth e Gilbert. (gg)

Fonte: LeScienze
(12 novembre 2010)

mercoledì 10 novembre 2010

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede: "     E’ una strana sensazione liberarsi di ogni bene concreto e materiale e fluidificarlo nell’energia più “instabile” del denaro, poco o ta..."