venerdì 12 novembre 2010

La mente che vaga rende infelici

Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo. Uno studio sembra dar loro ragione
Le persone passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo, e questo vagare della mente le rende insoddisfatte. E' quanto afferma uno studio condotto da due psicologi della Harvard University, pubblicato su Science.



"La mente umana è vagabonda e una mente vagabonda è infelice", affermano Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert.

A differenza degli altri animali, gli esseri umani passano molto tempo a pensare a che cosa non va attorno a loro, riflettendo sugli eventi avvenuti in passato e su quelli che potrebbero avvenire in futuro, o potrebbero non verificarsi mai. Tanto che quella di lasciar vagare la mente sembrerebbe la modalità di default del cervello.

Per cercare di tracciare questo comportamento, i ricercatori hanno sviluppato un'applicazione per iPhone che contattava a intervalli casuali 2250 volontari chiedendo quanto si sentivano felici in quel momento, che cosa stavano facendo e se stavano pensando alla loro attività, a qualcosa di piacevole, di spiacevole o di emotivamente neutro.

I soggetti potevano scegliere fra 22 attività di carattere generale, come camminare, mangiare, fare acquisti, guardare la televisione ecc. In media, gli interrogati riferivano che la loro mente stava vagando il 46,9 per cento delle volte, senza mai scendere sotto il 30 per cento, con la sola eccezione di quando come attività indicavano "fare l'amore".

"Il vagare della mente si verifica durante tutte le attività. E questo studio mostra che la nostra vita è pervasa, in misura davvero notevole, dal 'non-presente' ", dice Killingsworth.

La ricerca ha inoltre rilevato che le persone erano più felici quando facevano l'amore, facevano esercizio fisico o stavano conversando, mentre erano maggiormente insoddisfatte quando riposavano, durante il lavoro, e quando usavano il computer di casa.

"Il vagare della mente è un eccellente predittore della felicità delle persone. Di fatto, la frequenza con cui la nostra mente abbandona il qui e ora tende a essere predittivo dello stato di felicità più dell'attività in cui si è impegnati."

Secondo i ricercatori, solo il 4,6 per cento della felicità di una persona in un certo istante era attribuibile alla specifica attività che stava eseguendo, mentre lo stato di vagabondaggio o meno della mente dava conto del 10,8 per cento.

L'analisi temporale condotta dai ricercatori ha inoltre loro fatto ipotizzare che il vagare della mente era in generale la causa e non la conseguenza dello stato di insoddisfazione.

"Molte tradizioni filosofiche e religiose insegnano che la felicità può essere trovata vivendo nell'attimo, e insegnano a resistere al vagabondare della mente per essere 'qui e ora'. Queste tradizioni suggeriscono che una mente che vaga sia una mente infelice. E il nostro risultato semra confermarlo", commentano Killingsworth e Gilbert. (gg)

Fonte: LeScienze
(12 novembre 2010)

mercoledì 10 novembre 2010

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede

Gentleman gipsy: Ciò che possiedi ti possiede: "     E’ una strana sensazione liberarsi di ogni bene concreto e materiale e fluidificarlo nell’energia più “instabile” del denaro, poco o ta..."

sabato 16 ottobre 2010

Giochi per allenare il cervello

Giochi per allenare il cervello

giovedì 14 ottobre 2010

Ricerca psicologica, i geni "altruisti" attraggono i partner

C'è una evidenza genetica che i comportamenti altruistici e disinteressati possono essersi evoluti perchè sono una delle qualità che i nostri antenati cercavano nei/lle loro compagni/compagne.
Questa è la scoperta del dottor Tim Phillips e dei suoi colleghi dell università di Nottingham e dell'istituto di psichiatria King's College di Londra, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Journal of Psychology.

Lo studio ha indagato se i comportamenti altruistici si siano evoluti come risultato della selezione sessuale della specie. Il questionario ha coinvolto 70 coppie di gemelle femmine identiche e 87 gemelle non identiche, sulla valutazione dei loro livelli di altruismo (esempio soldi devoluti in beneficienza etc...) e quanto trovino questo desiderabile nei loro potenziali partner (esempio una volta tuffati in un fiume, salvare qualcuno da annegamento...).

Analisi statistiche dei loro responsi hanno rivelato che i geni influenzano variazioni nelle preferenze di entrambi i soggetti sia verso un partner sia verso il loro comportamento altruistico. Un indicazione questa che evidenzia come funzioni la selezione sessuale.

Di interessante c'è che esiste una correlazione genetica tra le due cose. Questo suggerisce che, nel nostro passato evolutivo, individui nella preferenza tra un partner più forte o più altruistico, hanno optato più frequentemente per un comportamento altruistico.

Tim spiega: "Questi risultati sono consistenti con un legame tra l'altruismo umano e la selezione sessuale della specie e pone nuova luce sul puzzle sul comportamento altruistico e disinteressato (il che pare ad una prima occhiata contrastare con la teoria evolutiva)."

"L'espansione del cervello umano potrebbe aver aumentato le difficoltà di crescere figli, così può essere stato importante per i nostri antenati scegliere partner propendenti ad un comportamento da buon genitore." C'è ancora molta strada da fare per capire bene questi aspetti evolutivi...

Fonte: ScienceDaily (Oct. 13, 2010)

Sesso, soldi... Una specifica area cerebrale per ogni piacere

Un team di ricercatori gestiti da Jean-Claude Dreher del Centro di Neuroscienze Cognitive di Lyon (Cognitive Neuroscience Center, CNRS/Université Claude Bernard Lyon 1) ha scoperto la prima evidenza che la corteccia orbitofrontale (situata della parte ventrale anteriore del cervello) dispone di regioni distinte che rispondono a stimoli come soldi (ricompensa di tipo secondario) e immagini sessuali (ricompensa di tipo primario).
Questa scoperta, pubblicata in "The Journal of Neuroscience", apre nuove prospettive nella comprensione di certe patologie, come l'assuefazione da gioco d'azzardo e, lo studio delle reti neurali coinvolto nella motivazione e apprendimento.
Nelle nostre vite di ogni giorno, spesso incontriamo vari tipi di "ricompense": da una banconota, a una barretta di cioccolato, un bicchiere di buon vino... Inoltre spesso siamo costretti a scegliere tra queste ricompense, o scambiare l'una con l'altra.
Per fare questo dobbiamo essere in grado di comparare il loro relativo valore su una singola scala consistente, il che suggerisce che tutti i tipi di ricompensa siano assimilabili e riconducibili alle stesse aree cerebrali. Allo stesso tempo è possibile che, a causa delle caratteristiche individuali, ricompense differenti possano attivare aree cerebrali distinte. In particolare, ci potrebbe essere una dissociazione tra le gratificazioni/ricompense cosiddette "primarie" (cibo, sesso, che insomma soddisfano necessità primarie innate) e "secondarie" (soldi, potere, che non sono essenziali per la sopravvivenza e il cui valore è dato dall'associazione con le gratificazioni primarie).

Per verificare queste ipotesi, Jean-Claude Dreher e Guillaume Sescousse del centro di neuroscienze cognitive di Lyon, hanno condotto un esperimento originale in forma di gioco, che aveva l'obiettivo di ricompensare 18 volontari con soldi o immagini erotiche, mentre veniva monitorata la loro attività cerebrale usando uno scanner FMRI (functional magnetic resonance imaging).

L' esperimento ha mostrato che le ricompense erano intrinsecamente valutate in regioni cerebrali parzialmente condivise (ventral striatum, insula, mesencephalon and anterior cingulate cortex).
I ricercatori hanno anche confermato che c'è una dissociazione tra ricompense primarie e secondarie nella corteccia orbitofrontale. Le regioni posteriori (le più primitive) sono stimolate specificatamente da immagini erotiche (ricompense primarie) mentre le regioni anteriori (le più recenti nell'uomo) sono attivate da ricompense monetarie (secondarie). Più astratta e complessa è la ricompensa, più che la sua rappresentazione stimola le regioni anteriori della corteccia orbitofrontale.

Questi risultati forniscono la prima evidenza della dissociazione nel cervello tra i due tipi di ricompensa, suggerendo l'esistenza di regioni distinte corrispondenti a differenti gratificazioni. La ricerca di Dreher e Sescousse può condurre a una migliore comprensione di certi disturbi psichiatrici come la febbre da gioco d'azzardo.

Fonte: ScienceDaily (Oct. 13, 2010)

mercoledì 13 ottobre 2010

Discorso tipico dello schiavo



venerdì 1 ottobre 2010

Una sincera autoconsapevolezza...

"L'avvenire è del popolo che, a poco a poco o in un sol colpo, conquisterà il potere qui e su tutta la terra. Il peggio è che deve civilizzarsi, e questo non può realizzarsi prima, ma dopo averlo preso. Si civilizzerà solo imparando dai propri errori, che saranno anche gravi, e costeranno molte vite innocenti. O forse no, forse non saranno innocenti perch avranno commesso l'enorme peccato contro natura di non avere capacità di adattamento. Tutti loro, tutti i disadattati, anche lei ed io, per esempio, moriranno maledicendo il potere che hanno contribuito a creare con il proprio sacrificio, a volte immenso. E' che la rivoluzione, con la sua forma impersonale, prenderà la loro vita e persino ne utilizzerà la memoria che resterà come esempio e strumento di dottrina per i giovani che verranno. Il mio peccato è ancora più grande, perchè io, più accorto o con maggiore esperienza, la chiami come preerisce, morirò sapendo che il mio sacrificio obbedisce soltanto ad un'ostinazione simbolo della civiltà putrefatta che si sta sgretolando, e ce per lo stesso motivo, senza che per questo ne venga modificato il corso della storia, e neppure l'impressione che si è fatto di me, lei morirà con il pugno chiuso e la mascella serrata, in una perfetta rappresentazione dell'odio e della lotta, perchè non è un simbolo, lei è parte integrante della società che sta crollando: lo spirito del branco parla atraverso la sua bocca e si muove nei suoi gesti; lei è acuto quanto me, però ignora quanto sia utile l'apporto che da alla stessa società che lo sacrifica."